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Olio EVO italiano, le strategie per rilanciare il settore

Olio EVO italiano, le strategie per rilanciare il settore

Giovedì 31 gennaio, alle ore 10.30, a Roma, presso la sala Auditorium dell’Ara Pacis (via di Ripetta, 190), si è tenuto il workshop organizzato dall’Unaprol – Consorzio Olivicolo italiano – “Olio extravergine italiano, le strategie per rilanciare il settore. Come contrastare speculazioni, frodi, contraffazioni e cambiamenti climatici”

Secondo i dati Ismea, nel 2018 la produzione in Italia ha raggiunto circa 185 mila tonnellate, uno dei peggiori risultati degli ultimi 25 anni (paragonabile solo a quello del 2016) a causa soprattutto delle gelate dello scorso febbraio. In diminuzione la quota di mercato con l’Italia che ha fatto registrare negli ultimi due mesi un preoccupante -4%. A incidere sul comparto olivicolo anche una serie di criticità, dalle speculazioni alla Xylella, dalle contraffazioni all’invasione di olio straniero, dai cambiamenti climatici alle frodi.

“La situazione è gravissima, per questo da mesi chiediamo un intervento del governo attraverso il Piano olivicolo nazionale 2.0. Per salvare l’olio italiano dagli attacchi stranieri, dalle frodi e dalle speculazioni è necessario un patto di filiera a garanzia del consumatore – ha spiegato David Granieri, presidente Unaprol. La proposta che lanciamo oggi è quella di una nuova classificazione dell’olio extravergine con un abbassamento del livello di acidità dallo 0,8 allo 0,5% per aumentare la qualità e contrastare in maniera più efficace frodi e imbrogli che si concentrano nella zona di confine. Il panel test funziona bene è la classificazione che è sbagliata”.

Oleum Sicilia appoggia pienamente la battaglia del Presidente della Coldiretti Ettore Prandini che analizzando il problema delle contraffazioni ha dichiarato: “Di fronte al crescente rischio frodi a livello nazionale occorre stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare, aumentare i controlli fatti alla trasformazione e all’importazione superando il segreto di stato sulla destinazione delle importazioni e lavorando per una maggiore trasparenza dell’indicazione dell’origine in etichetta”.

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